giovedì 17 agosto 2017

Johanne

Su Instagram, si fanno incontri strani.
Quando controllo chi abbia messo like ai miei post di street art (se volete vederli, cliccate QUA) spesso incappo in personaggi singolari, a volte imbarazzanti.
A volte, invece, trovo soggetti interessanti.
A volte, invece, trovo un piccolo studio di animazione, in grado di produrre un corto delizioso che ieri notte ho gustato in santa pace, restandone piacevolmente impressionata.
Ora, non immaginate chissà che; è “solo” animazione 2D fatta con il cuore, dai colori gentili ed il tratto rotondo, quasi infantile.
Però mi ha conquistata, e dunque ne parlo in questo post.
Lo studio del quale parlo, è il Dragonbee Animation.
Di base a Londra, produce, come dicono nel loro sito: “unique and inspired animation.”
L’opera che vi propongo si intitola “Johanne.”




Delicata, musicale, morbida.
E piena di sorprese.
La storia, sviluppandosi in poco più di tre minuti ci porta per mano in un crescendo, che credo vi stupirà.
E non dico altro, perché altrimenti, che gusto c'è?
Qua i link per sito, corto e altro.
Buona visione!

Dragonbee Animation: 


domenica 13 agosto 2017

Basilico'

Possiedo diverse graphic novel accumulate grazie alle promozioni BAO (e non solo), che da lungo tempo giacciono nel mio smartphone in attesa di essere lette.
Prediligo il formato per cellulare perché… Non ho spazio per stivare i volumi, e tanto meno possibilità di acquistarli in altro modo.
Inoltre, la notte è il momento ideale per mettermi a leggere.
Ieri sera, aprendo Play Books, ho avuto un’idea; anziché leggere uno dei titoli in archivio ne ho acquistato un altro, che da tempo solleticava la mia fantasia.
L’ho letto, e mai soldi furono tanto ben spesi.
Basilicò di Giulio Macaione, è un piccolo, delizioso spaccato di realtà, insaporito da alcune ricette della cucina Italiana.



Una madre, cinque figli, un differente golosissimo piatto per ciascun figlio, e basilico a volontà.
La pianta dalle proprietà non solo aromatiche ma anche magiche è presente in ciascuna pietanza, e lega ogni elemento della narrazione con un unico verde filo di profumo.
Non aspettatevi tuttavia qualcosa di unicamente nostalgico e dolce.
Un libro dove la famiglia viene esaltata al suo massimo, in quel modo un po’ fasullo, da spot anni 80.
Basilicò regala un affresco dove tra un piatto e l’altro si scopre la meschinità dei rapporti familiari, e il lettore non può fare a meno di venire risucchiato nelle vite dei protagonisti, collegando poco a poco ogni frammento sino a comporre un quadro che differisce totalmente dall’idea che l’inizio del libro poteva suggerire.
La struttura del racconto, è peculiare.
Alla realtà dei giorni nostri si contrappongono pagine color seppia che ci fanno tornare nel passato, ripercorrendo l’esistenza di Maria, la matriarca, la madre dei ragazzi protagonisti.
Una madre sola, volitiva, che governa le vite di tutti con fermezza.
Poi, vi sono le ricette.
Ogni capitolo dedicato alla modernità si apre con la ricetta di un piatto, legato indissolubilmente al figlio del quale il capitolo narra.
Pian piano ogni elemento emerge, e lo fa con grande fluidità e naturalezza.
Il lettore viene sorpreso o si sorprende a capire cosa si celi dietro un comportamento, un’abitudine, un indizio accennato, che diviene improvvisamente chiaro.
Magia, amore, egoismo.
La ferrea convinzione di essere nel giusto, a discapito di ogni altra cosa.
Basilicò, è tutto questo. Non intendo dire troppo, perché vorrei che voi tutti lo leggeste.
Sarebbe un piccolo regalo a voi stessi.
Ho adorato lo stile grafico, le inquadrature.
Il modo composto e bellissimo in cui ogni scena si svolge, correndo via.
L’ho letto tutto d’un fiato, persa in un piccolo mondo magico che solo una storia coinvolgente può creare.
E alla fine mi sono ritrovata in preda al solito batticuore e struggimento, tipico di quando leggo qualcosa di davvero bello.
Qualcosa che vorrei essere in grado di scrivere.
Quindi, ribadisco, date a Basilicò la possibilità di affascinarvi.
Leggetelo, e poi se vi va, ditemi cosa ne pensate.


martedì 8 agosto 2017

Dopo lungo tempo...

Rieccomi dopo MESI.
Non e' che mi manchi il materiale per i post, manca la voglia di scriverli.
Ma questo, dovevo condividerlo.
L'autore dell'opera e' Stacey Thomas.
Trovate il suo Tumblr QUA.



giovedì 13 ottobre 2016

Posle Smerti - After Death

Posle Smerti (After Death) è un film Russo del 1915, diretto da Yevgeni Bauer
Bauer era uno dei più importanti registi Russi di inizio secolo, ma purtroppo gran parte delle sue opere sono andate perdute.
Di una settantina, ne sopravvivono solo ventisei.
Una di queste è Posle Smerti – After Death.
Sono rimasta piacevolmente impressionata da questo film, non più lungo di 47 minuti.
Sono presenti interessanti inquadrature, e un uso della carrellata davvero notevole per l'epoca.
In una scena ho provato molta tenerezza nell'ammirare con quale difficoltà si allontanasse la camera, per passare da un' inquadratura stretta ad una ampia.
Abituati alle prodezze delle moderne tecnologie, la lentezza e le piccole incertezze di quella manovra, sono risultate persino commoventi.
In una delle scene di apertura, assistiamo ad una pregevolissima carrellata su di un lussuoso party.
La camera procede inquadrando la sala scorrendo in orizzontale dando allo spettatore una fugace visione dei partecipanti, tutti estremamente bravi e naturali nelle loro interpretazioni.
Di cosa parla la storia?
Il plot è assai semplice, ma di effetto. Un'unica pecca grossa come una casa rovina l'insieme del film, e ve ne parlerò al momento opportuno.
Andrei è uno studente universitario orfano di madre. Vive con la zia iperprotettiva, e passa le sue giornate in solitudine e reclusione a studiare.
Un suo amico, preoccupato che il ragazzo finisca col trascorrere tutta la vita in isolamento lo invita ad un party.
Andrei va seppur di malavoglia, e lì incontra una giovane attrice di nome Zoya.
Vi è un intenso scambio di sguardi tra i due, che rende evidente come i giovani siano rimasti affascinati l'uno dall'altro.
Andrei rivedrà Zoya in un'altra occasione, e sempre per “colpa” dell'amico.
Disorientato dai sentimenti che prova, e desideroso di non assecondarli per conservare la propria dedizione allo studio, rifiuta di stringere ulteriori rapporti con Zoya.
La ragazza tuttavia, invia ad Andrei una missiva: vuole incontrarlo.
I due si vedono in un parco, e Zoya si dichiara ad Andrei.
Lui, stupefatto e confuso reagisce in maniera piuttosto fredda suscitando la delusione di Zoya, che se ne va lasciandolo solo.
Tre mesi dopo l'uomo scoprirà che Zoya si è avvelenata, a causa di un amore non corrisposto.
Sconvolto, va dai parenti di lei. La sorella darà al giovane il diario personale di Zoya e la sua foto.
Da quel momento in avanti Andrei svilupperà un'ossessione per la donna, che lo porterà ad avere sogni inquietanti, visioni, malesseri.
Al termine del film, sopraffatto dagli eventi, morirà.
Le parti oniriche sono a mio parere splendide.
Zoya, interpretata dall'attrice-ballerina classica Vera karalli si presenta avvolta da un etereo abito bianco. I lunghi capelli sciolti e fiori sul capo, la rendono una visione magica, piena di fascino.


Lo scenario è scarno, suggestivo.
Solo un campo di grano, mosso dal vento.
La scena in cui Zoya dopo aver assunto il veleno inizia a stare male e poi muore, è recitata in maniera mirabile per l'epoca.
Non presenta esagerazioni, è davvero molto realistica e al contempo elegante.
Le parti dove Andrei incontra il fantasma di Zoya nella realtà, ovvero all'interno di casa sua, trasmettono uguale fascino.
Tutto appare molto onirico, sospeso, estremamente ben confezionato.
L'unica pecca, ed è una pecca davvero grossa, sta nella scena che in teoria dovrebbe essere quella chiave in tutto il film.
Quando Zoya ed Andrei si incontrano la narrazione perde colpi, e sembra mancare di elementi essenziali per far comprendere allo spettatore l'importanza e la gravità di quanto sta accadendo.
Ho dovuto rivedere la scena, perché non riuscivo a cogliere il motivo preciso per il quale Zoya avesse deciso di uccidersi.
Anche dopo una seconda visione, sono rimasta perplessa.
In ogni caso questo film costituisce una piccola perla, e credo vada visto in virtù delle sue qualità tecniche, per l'atmosfera suggestiva, e la bellezza di alcune scene.
Una curiosità, Vera Karalli sembra sia stata un elemento chiave nell'assassinio di Rasputin.
La sua presenza nel Palazzo Reale il giorno dell'omicidio, e la sua condizione di amante del Granduca Dmitri Pavlovich, ovvero uno dei mandanti di quell'esecuzione, fanno supporre che anch'essa facesse parte del complotto.
Il film lo trovate per intero su youtube, sottotitolato in Inglese.
Buona visione.

mercoledì 28 settembre 2016

Lorn - Anvil

La spietata legge del social stabilisce, che se non sei una persona popolare, con molti amici fedeli e curiosi, non vieni considerato un modello di riferimento culturale/artistico e compagnia bella, tu possa mettere nella tua bacheca o pagina personale la cosa più bella/interessante/originale o divertente di questo mondo, e non ti fileranno.
Poi può capitare che dopo qualche giorno o settimana, quella determinata cosa da te segnalata diventi virale.
Tu guardi al mondo social pieno di eccitazione, che si scambia commenti e spamma come non ci fosse un domani una cosa che tu avevi già apprezzato e scoperto nonché segnalato da un pezzo, e ti viene un po' di tristezza.
Comunque vado avanti a provarci, e in linea con il mio animo masochista ho deciso di proporre anche su blog quest'opera scoperta ieri notte.
Naturalmente, se la sono filata in tre.
Ma ehi, non scoraggiamoci, questo blog e nato per diffondere cose belle!
E questa, a mio parere, lo è.
Buona visione.





sabato 24 settembre 2016

Kaze to ki no uta - Il poema del vento e degli alberi

Il poema del vento e degli alberi (Kaze to Ki no Uta) è un anime del 1987 tratto dal manga omonimo, pubblicato in Giappone tra il 1976 e il 1984.
Considerato uno dei primi titoli con tematiche omosessuali, impiegò ben nove anni prima di venire pubblicato, poiché l'autrice Keiko Takemiyasi rifiutò categoricamente di censurare le parti scabrose contenute nella storia.
L'adattamento animato del 1987 mostra solo la prima parte, del ciclo narrativo contenuto in  Kaze to Ki no Uta
L'intera vicenda si svolge in Francia, precisamente in Provenza, nella seconda metà del 1800.
Serge è un giovane ragazzo figlio di un aristocratico e una zingara, che rimasto orfano viene inviato in un prestigioso collegio maschile, lo stesso dove il padre aveva studiato in gioventù.
Serge, ormai adulto, torna a visitare i luoghi che lo videro adolescente, rimettendo piede nella stanza numero 17 teatro della sua turbolenta relazione con Gilbert, il compagno di stanza.


Gilbert è un giovane di angelica bellezza, il cui comportamento suscita disapprovazione e chiacchiere.
Sin da subito risulta chiaro come Gilbert sia invischiato in sordide relazioni sessuali con diversi uomini.
Sembra inoltre soffrire di una salute alquanto cagionevole, che necessita un uso costante di medicinali, ai quali è ormai assuefatto.


Serge, ragazzo innocente, nobile e dall'animo puro, si ritrova a dover avere a che fare con questo strano e disturbante soggetto evitato da tutti.
Ogni studente sa che razza di vita faccia, ma nessuno interviene affinché le cose cambino, o si interessa a cercare di capire perché Gilbert sia tanto ossessionato da relazioni violente, promiscue e pericolose.
Sarà proprio Serge a preoccuparsi per lui, cercando in ogni maniera di instaurare un contatto positivo con il compagno di stanza.
Gilbert per tutta risposta chiedera' ad uno dei suoi amanti di far fuori il ragazzo, in cambio di “tutto ciò che vuoi” alludendo ad una prestazione sessuale.
La cosa sembra andare come stabilito quando l'amante mette fuori combattimento Serge, e poi decide di prendersi ciò che gli spetta forzando Gilbert ad un rapporto omosessuale.
A questo punto Serge, ripresosi dallo stordimento (gli era stato somministrato dell'etere) salva Gilbert azzuffandosi con l'amante del ragazzo, mostrando non solo di possedere una grande forza fisica e tenacia, ma anche e sopratutto un animo indomito, leale, solido come acciaio.
Così Gilbert decide di “accettare” Serge.
Si tratta di una vittoria momentanea per il ragazzo, il quale si vedrà ben presto costretto ad affrontare la consapevolezza che Gilbert è felice di vendere il proprio corpo.
Non mi dilungo in ulteriori dettagli per non guastarvi troppo il piacere di visionare il film, qualora decideste di farlo.
Il poema del vento e degli alberi è un anime coraggioso, onesto e non troppo edulcorato, che parla di omosessualità, stupro, uso di droghe, sadismo e discriminazione.


Gilbert si rivelerà essere nulla più di una creatura spezzata ed infelice abusata sia dal suo tutore/zio nonché benefattore del collegio in cui studia, (cosa che spiegherebbe perché possa mancare al coprifuoco o alle lezioni senza venire punito) che da tutti gli uomini con cui ha avuto a che fare.
Lo zio l'ha “educato” al piacere di essere torturato e usato, tanto che quando il giovane che prova per l'uomo un sentimento sincero riceve da lui una lettera dal contenuto scioccante impazzisce di dolore, sfogando quanto sente in un rapporto sessuale di incredibile violenza.
Purtroppo non ho idea di cosa parlasse la lettera, perché la versione in Italiano scovata su YouTube non offre sottotitoli con la traduzione dei kanji Giapponesi in sovrimpressione.
Deve trattarsi in ogni caso di parole terribili o dolorose studiate appositamente per indurre Gilbert a soffrire, dedicandosi all'autolesionismo per compiacere i desideri dello zio.
L'uomo nutre la perversa convinzione che solo tramite tanto dolore, il giovane potrà divenire un essere dotato di pura sensualità.
Sconvolto Gilbert si recherà da uno dei suoi amanti, invocando di essere preso con la violenza, picchiato, stretto sino alla morte.
È evidente come il concetto di amore espresso dal giovane sia distorto a causa delle sevizie subite in tenera età, rendendo Gilbert una figura vulnerabile tristissima nella sua fragilità di essere umano soggiogato, sfruttato, reso incapace di guardare ai sentimenti e al sesso in maniera equilibrata.
Solo Serge sembra possedere la chiave segreta, per donare un briciolo di luce a quell' anima resa oscura dalla sofferenza.
Gilbert tornato in collegio dopo il burrascoso rapporto, chiederà a Serge di dormire con lui.
Serge dapprima si opporrà, accettando poco dopo per compiacere il compagno di stanza.
Non è un atto di debolezza il suo, e tanto meno di pietà; si tratta di amore, poiché tra le righe si capisce come Serge sia attratto da Gilbert.
I due dormiranno assieme, nudi, abbracciati l'uno all'altro.
Finalmente Gilbert può assaporare vero calore umano, pace, amore sincero.
Attraversato da un filo costante di tristezza e cupa disperazione, vagamente disturbante per i temi trattati contrapposti allo stile di disegno del periodo tutto occhioni stellati e linee delicate, Kaze to ki no uta scorre tenendo lo spettatore agganciato allo schermo dal principio alla fine.
Opera importante per il suo gusto rivoluzionario, tutt'ora attualissima nella sua cruda semplicità, Il poema del vento e degli alberi e' un film imperdibile per tutti gli appassionati del genere, per chi si interessi di temi omosessuali in arte e letteratura, per gli amanti dell'animazione giapponese in stile vintage.
Cercatelo, guardatelo, e lasciatevi rapire.

giovedì 22 settembre 2016

Neo Tokyo - 1987

Ieri, dopo diverso tempo ho aperto nuovamente questa pagina, rendendomi conto che non facevo un post da troppo.
Così ho pensato di rimediare visionando uno dei corti/film archiviati mesi fa, nelle mie playlist di YouTube.
Neo Tokyo è un' antologia di genere science fiction prodotta nel 1987, della durata di 50 minuti.
Il film è composto da tre segmenti, realizzati ciascuno da un differente autore.
Ogni parte racconta una storia sé stante per stile, disegno e colorazione.
I tre episodi sono rispettivamente:
1)  Labyrinth Labyrinthos diretto da Rintaro
2) The Running Man diretto da Yoshiaki Kawajiri
3) Construction Cancellation Order diretto da Katsuhiro Otomo
Il film si apre portando lo spettatore in un misterioso scenario simile ad una foresta, dominato dalla presenza di una grande porta in pietra.
Il portale ha sembianze grottesche e spaventose, ed appare identico ad una delle opere presenti all'interno del Parco dei Mostri a Bomarzo, provincia di Viterbo.
Sachi è una bimba dall'aspetto buffo e bizzarro, impegnata a giocare a nascondino con Cicerone, il suo gatto.
Cercandolo ovunque, lo trova dentro un orologio a pendolo.


L'orologio diviene un portale verso un mondo-labirinto dove mostri, assurdità, creature soprannaturali si susseguono in un vortice di inquadrature ricercate, cambi di scena, mutazioni improvvise dei personaggi.
Sachi è una specie di Alice nel paese delle meraviglie che corre attraverso tutto questo inseguendo le lusinghe di un clown, accompagnata dal fedele Cicerone.
Una scena mi ha ricordato molto le dinamiche dei film muti, quando il clown, riuscito finalmente nell'intento di condurre Sachi al suo circo la invita ad entrare, e quanto dice non è udibile a parole, ma compare in un pannello di testo.
Sachi entra nel circo, una luce la investe, e lo spettacolo inizia.
A questo punto, prende il via il secondo corto, ovvero The Running Man.
Il tema dominante, sono le corse automobilistiche.
Non si tratta però di normali competizioni, poiché tutto si svolge in un futuro dai toni cupi alla “Blade Runner”, dove i piloti gareggiano all'interno di potentissime auto a reattori.
La corsa è denominata “Death Race” poiché molti muoiono durante la competizione.
Zack Hugh è il campione indiscusso della Death Race da ben 10 anni.
Un reporter viene mandato ad intervistarlo, scoprendo come Zack sia in possesso di straordinari poteri telecinetici, dei quali si serve per fare fuori gli avversari.
Il suo corpo provato da anni di corse intensive, sta raggiungendo il limite.
Durante una corsa Zack come sempre vince, ma successivamente a ciò i suoi segnali vitali cessano.
“Life function terminated” recita lo schermo presente nei box, dove il team del pilota in preda all'incredulità, ne constata la morte.
Eppure, l'auto di Zack seguita a correre.
L'uomo, viene doppiato da un pilota fantasma.
Zack, non accettando l'affronto spinge la sua auto al massimo distruggendola e distruggendosi, in un crescendo di esplosioni, vetri che si infrangono, fiamme, e danni fisici.
Ormai ridotto ad una maschera di sangue e preda di un delirio folle, riesce finalmente a sorpassare il fantasma.


Il suo volto sfigurato, deformato, precede di poco l'esplosione dell'auto, che si muta in una mortale palla di fuoco.
Non è chiaro se il pilota sia morto, e se quanto accaduto dopo il segnale “Life function terminated” sia reale, oppure no. 
Forse si tratta di una gara tra entità spettrali, o magari il corpo dell'uomo ha ceduto liberando il potere telecinetico, sino a creare delirio ed autodistruzione.
In ogni caso amo la colorazione di questo episodio, e  la sua impronta horror-splatter tipicamente fine anni '80, inizio anni '90
Dopo una transizione con schermo nero, il terzo corto inizia distinguendosi dagli altri due per i colori chiari, caldi, lo stile morbido, e la storia in apparenza leggera e grottesca.
A seguito di una rivoluzione in un fittizio stato del Sudamerica, il nuovo governo decide di sospendere le opere di costruzione di un'immane struttura denominata 444
Un giovane impiegato (Tsutomu Sugioka) viene mandato sul posto, per assicurarsi che gli ordini vengano eseguiti presto, bene, e limitando al massimo le perdite di denaro e materiali.
Ad accogliere il ragazzo vi è un robot alquanto malmesso, identificato dal numero 444 – 1


La storia è semplice, e quasi comica per buona parte del corto.
Tsutomu proverà disperatamente a convincere 444 -1 a far cessare i lavori, ma questi fedele alla consegna e a routine fisse si rifiuterà categoricamente di obbedire, giungendo persino a tentare di uccidere l'uomo.
Nel frattempo, il cantiere diviene sempre più instabile. Ogni giorno decine di robot collassano a causa del troppo lavoro, la costruzione sembra andare indietro anziché avanti, in un marasma di incidenti, malfunzionamenti, e problemi di ogni tipo.
Alla fine Tsutomu, esasperato da quella situazione e dalla cocciutaggine insensata di 444 – 1 decide per una soluzione drastica, attaccando il robot.
Tenta di abbatterlo, con la speranza che questo basti a bloccare tutto.
Purtroppo non va secondo i piani dell'uomo, il quale si vede costretto a seguire il cavo di alimentazione di 444 -1, sino al cuore energetico dell'intera struttura.
Mentre si allontana, giunge un messaggio da parte dei suoi superiori: c'è stato un nuovo cambio al potere, il progetto deve essere ripreso.
Tsutomu non lo sente, è troppo impegnato a lottare contro il cuore vivo del cantiere.
A questo punto lo spettatore torna nel circo, ritrovando Sachi e Cicerone.
Lo spettacolo è finito. Sachi e il gatto partecipano ad una parata grottesca, che si conclude in un tripudio di fuochi artificiali.
L'ultima cosa che vediamo sono Sachi e Cicerone, seduti dinnanzi ad uno schermo televisivo: stanno guardando loro stessi.
Neo Tokyo è un film bizzarro, onirico, sorprendente.
Il livello qualitativo appare molto alto, le storie sono curate e graficamente interessanti.
Molto viene lasciato all'immaginazione, nulla sembra essere mai del tutto chiaro, ed in generale regna quell'atmosfera oscura, inquietante ed un po' malata, tipica delle produzioni di quegli anni.
Consigliatissimo, specie in una notte silenziosa e piovosa come quella in cui sto scrivendo.