giovedì 13 ottobre 2016

Posle Smerti - After Death

Posle Smerti (After Death) è un film Russo del 1915, diretto da Yevgeni Bauer
Bauer era uno dei più importanti registi Russi di inizio secolo, ma purtroppo gran parte delle sue opere sono andate perdute.
Di una settantina, ne sopravvivono solo ventisei.
Una di queste è Posle Smerti – After Death.
Sono rimasta piacevolmente impressionata da questo film, non più lungo di 47 minuti.
Sono presenti interessanti inquadrature, e un uso della carrellata davvero notevole per l'epoca.
In una scena ho provato molta tenerezza nell'ammirare con quale difficoltà si allontanasse la camera, per passare da un' inquadratura stretta ad una ampia.
Abituati alle prodezze delle moderne tecnologie, la lentezza e le piccole incertezze di quella manovra, sono risultate persino commoventi.
In una delle scene di apertura, assistiamo ad una pregevolissima carrellata su di un lussuoso party.
La camera procede inquadrando la sala scorrendo in orizzontale dando allo spettatore una fugace visione dei partecipanti, tutti estremamente bravi e naturali nelle loro interpretazioni.
Di cosa parla la storia?
Il plot è assai semplice, ma di effetto. Un'unica pecca grossa come una casa rovina l'insieme del film, e ve ne parlerò al momento opportuno.
Andrei è uno studente universitario orfano di madre. Vive con la zia iperprotettiva, e passa le sue giornate in solitudine e reclusione a studiare.
Un suo amico, preoccupato che il ragazzo finisca col trascorrere tutta la vita in isolamento lo invita ad un party.
Andrei va seppur di malavoglia, e lì incontra una giovane attrice di nome Zoya.
Vi è un intenso scambio di sguardi tra i due, che rende evidente come i giovani siano rimasti affascinati l'uno dall'altro.
Andrei rivedrà Zoya in un'altra occasione, e sempre per “colpa” dell'amico.
Disorientato dai sentimenti che prova, e desideroso di non assecondarli per conservare la propria dedizione allo studio, rifiuta di stringere ulteriori rapporti con Zoya.
La ragazza tuttavia, invia ad Andrei una missiva: vuole incontrarlo.
I due si vedono in un parco, e Zoya si dichiara ad Andrei.
Lui, stupefatto e confuso reagisce in maniera piuttosto fredda suscitando la delusione di Zoya, che se ne va lasciandolo solo.
Tre mesi dopo l'uomo scoprirà che Zoya si è avvelenata, a causa di un amore non corrisposto.
Sconvolto, va dai parenti di lei. La sorella darà al giovane il diario personale di Zoya e la sua foto.
Da quel momento in avanti Andrei svilupperà un'ossessione per la donna, che lo porterà ad avere sogni inquietanti, visioni, malesseri.
Al termine del film, sopraffatto dagli eventi, morirà.
Le parti oniriche sono a mio parere splendide.
Zoya, interpretata dall'attrice-ballerina classica Vera karalli si presenta avvolta da un etereo abito bianco. I lunghi capelli sciolti e fiori sul capo, la rendono una visione magica, piena di fascino.


Lo scenario è scarno, suggestivo.
Solo un campo di grano, mosso dal vento.
La scena in cui Zoya dopo aver assunto il veleno inizia a stare male e poi muore, è recitata in maniera mirabile per l'epoca.
Non presenta esagerazioni, è davvero molto realistica e al contempo elegante.
Le parti dove Andrei incontra il fantasma di Zoya nella realtà, ovvero all'interno di casa sua, trasmettono uguale fascino.
Tutto appare molto onirico, sospeso, estremamente ben confezionato.
L'unica pecca, ed è una pecca davvero grossa, sta nella scena che in teoria dovrebbe essere quella chiave in tutto il film.
Quando Zoya ed Andrei si incontrano la narrazione perde colpi, e sembra mancare di elementi essenziali per far comprendere allo spettatore l'importanza e la gravità di quanto sta accadendo.
Ho dovuto rivedere la scena, perché non riuscivo a cogliere il motivo preciso per il quale Zoya avesse deciso di uccidersi.
Anche dopo una seconda visione, sono rimasta perplessa.
In ogni caso questo film costituisce una piccola perla, e credo vada visto in virtù delle sue qualità tecniche, per l'atmosfera suggestiva, e la bellezza di alcune scene.
Una curiosità, Vera Karalli sembra sia stata un elemento chiave nell'assassinio di Rasputin.
La sua presenza nel Palazzo Reale il giorno dell'omicidio, e la sua condizione di amante del Granduca Dmitri Pavlovich, ovvero uno dei mandanti di quell'esecuzione, fanno supporre che anch'essa facesse parte del complotto.
Il film lo trovate per intero su youtube, sottotitolato in Inglese.
Buona visione.

mercoledì 28 settembre 2016

Lorn - Anvil

La spietata legge del social stabilisce, che se non sei una persona popolare, con molti amici fedeli e curiosi, non vieni considerato un modello di riferimento culturale/artistico e compagnia bella, tu possa mettere nella tua bacheca o pagina personale la cosa più bella/interessante/originale o divertente di questo mondo, e non ti fileranno.
Poi può capitare che dopo qualche giorno o settimana, quella determinata cosa da te segnalata diventi virale.
Tu guardi al mondo social pieno di eccitazione, che si scambia commenti e spamma come non ci fosse un domani una cosa che tu avevi già apprezzato e scoperto nonché segnalato da un pezzo, e ti viene un po' di tristezza.
Comunque vado avanti a provarci, e in linea con il mio animo masochista ho deciso di proporre anche su blog quest'opera scoperta ieri notte.
Naturalmente, se la sono filata in tre.
Ma ehi, non scoraggiamoci, questo blog e nato per diffondere cose belle!
E questa, a mio parere, lo è.
Buona visione.





sabato 24 settembre 2016

Kaze to ki no uta - Il poema del vento e degli alberi

Il poema del vento e degli alberi (Kaze to Ki no Uta) è un anime del 1987 tratto dal manga omonimo, pubblicato in Giappone tra il 1976 e il 1984.
Considerato uno dei primi titoli con tematiche omosessuali, impiegò ben nove anni prima di venire pubblicato, poiché l'autrice Keiko Takemiyasi rifiutò categoricamente di censurare le parti scabrose contenute nella storia.
L'adattamento animato del 1987 mostra solo la prima parte, del ciclo narrativo contenuto in  Kaze to Ki no Uta
L'intera vicenda si svolge in Francia, precisamente in Provenza, nella seconda metà del 1800.
Serge è un giovane ragazzo figlio di un aristocratico e una zingara, che rimasto orfano viene inviato in un prestigioso collegio maschile, lo stesso dove il padre aveva studiato in gioventù.
Serge, ormai adulto, torna a visitare i luoghi che lo videro adolescente, rimettendo piede nella stanza numero 17 teatro della sua turbolenta relazione con Gilbert, il compagno di stanza.


Gilbert è un giovane di angelica bellezza, il cui comportamento suscita disapprovazione e chiacchiere.
Sin da subito risulta chiaro come Gilbert sia invischiato in sordide relazioni sessuali con diversi uomini.
Sembra inoltre soffrire di una salute alquanto cagionevole, che necessita un uso costante di medicinali, ai quali è ormai assuefatto.


Serge, ragazzo innocente, nobile e dall'animo puro, si ritrova a dover avere a che fare con questo strano e disturbante soggetto evitato da tutti.
Ogni studente sa che razza di vita faccia, ma nessuno interviene affinché le cose cambino, o si interessa a cercare di capire perché Gilbert sia tanto ossessionato da relazioni violente, promiscue e pericolose.
Sarà proprio Serge a preoccuparsi per lui, cercando in ogni maniera di instaurare un contatto positivo con il compagno di stanza.
Gilbert per tutta risposta chiedera' ad uno dei suoi amanti di far fuori il ragazzo, in cambio di “tutto ciò che vuoi” alludendo ad una prestazione sessuale.
La cosa sembra andare come stabilito quando l'amante mette fuori combattimento Serge, e poi decide di prendersi ciò che gli spetta forzando Gilbert ad un rapporto omosessuale.
A questo punto Serge, ripresosi dallo stordimento (gli era stato somministrato dell'etere) salva Gilbert azzuffandosi con l'amante del ragazzo, mostrando non solo di possedere una grande forza fisica e tenacia, ma anche e sopratutto un animo indomito, leale, solido come acciaio.
Così Gilbert decide di “accettare” Serge.
Si tratta di una vittoria momentanea per il ragazzo, il quale si vedrà ben presto costretto ad affrontare la consapevolezza che Gilbert è felice di vendere il proprio corpo.
Non mi dilungo in ulteriori dettagli per non guastarvi troppo il piacere di visionare il film, qualora decideste di farlo.
Il poema del vento e degli alberi è un anime coraggioso, onesto e non troppo edulcorato, che parla di omosessualità, stupro, uso di droghe, sadismo e discriminazione.


Gilbert si rivelerà essere nulla più di una creatura spezzata ed infelice abusata sia dal suo tutore/zio nonché benefattore del collegio in cui studia, (cosa che spiegherebbe perché possa mancare al coprifuoco o alle lezioni senza venire punito) che da tutti gli uomini con cui ha avuto a che fare.
Lo zio l'ha “educato” al piacere di essere torturato e usato, tanto che quando il giovane che prova per l'uomo un sentimento sincero riceve da lui una lettera dal contenuto scioccante impazzisce di dolore, sfogando quanto sente in un rapporto sessuale di incredibile violenza.
Purtroppo non ho idea di cosa parlasse la lettera, perché la versione in Italiano scovata su YouTube non offre sottotitoli con la traduzione dei kanji Giapponesi in sovrimpressione.
Deve trattarsi in ogni caso di parole terribili o dolorose studiate appositamente per indurre Gilbert a soffrire, dedicandosi all'autolesionismo per compiacere i desideri dello zio.
L'uomo nutre la perversa convinzione che solo tramite tanto dolore, il giovane potrà divenire un essere dotato di pura sensualità.
Sconvolto Gilbert si recherà da uno dei suoi amanti, invocando di essere preso con la violenza, picchiato, stretto sino alla morte.
È evidente come il concetto di amore espresso dal giovane sia distorto a causa delle sevizie subite in tenera età, rendendo Gilbert una figura vulnerabile tristissima nella sua fragilità di essere umano soggiogato, sfruttato, reso incapace di guardare ai sentimenti e al sesso in maniera equilibrata.
Solo Serge sembra possedere la chiave segreta, per donare un briciolo di luce a quell' anima resa oscura dalla sofferenza.
Gilbert tornato in collegio dopo il burrascoso rapporto, chiederà a Serge di dormire con lui.
Serge dapprima si opporrà, accettando poco dopo per compiacere il compagno di stanza.
Non è un atto di debolezza il suo, e tanto meno di pietà; si tratta di amore, poiché tra le righe si capisce come Serge sia attratto da Gilbert.
I due dormiranno assieme, nudi, abbracciati l'uno all'altro.
Finalmente Gilbert può assaporare vero calore umano, pace, amore sincero.
Attraversato da un filo costante di tristezza e cupa disperazione, vagamente disturbante per i temi trattati contrapposti allo stile di disegno del periodo tutto occhioni stellati e linee delicate, Kaze to ki no uta scorre tenendo lo spettatore agganciato allo schermo dal principio alla fine.
Opera importante per il suo gusto rivoluzionario, tutt'ora attualissima nella sua cruda semplicità, Il poema del vento e degli alberi e' un film imperdibile per tutti gli appassionati del genere, per chi si interessi di temi omosessuali in arte e letteratura, per gli amanti dell'animazione giapponese in stile vintage.
Cercatelo, guardatelo, e lasciatevi rapire.

giovedì 22 settembre 2016

Neo Tokyo - 1987

Ieri, dopo diverso tempo ho aperto nuovamente questa pagina, rendendomi conto che non facevo un post da troppo.
Così ho pensato di rimediare visionando uno dei corti/film archiviati mesi fa, nelle mie playlist di YouTube.
Neo Tokyo è un' antologia di genere science fiction prodotta nel 1987, della durata di 50 minuti.
Il film è composto da tre segmenti, realizzati ciascuno da un differente autore.
Ogni parte racconta una storia sé stante per stile, disegno e colorazione.
I tre episodi sono rispettivamente:
1)  Labyrinth Labyrinthos diretto da Rintaro
2) The Running Man diretto da Yoshiaki Kawajiri
3) Construction Cancellation Order diretto da Katsuhiro Otomo
Il film si apre portando lo spettatore in un misterioso scenario simile ad una foresta, dominato dalla presenza di una grande porta in pietra.
Il portale ha sembianze grottesche e spaventose, ed appare identico ad una delle opere presenti all'interno del Parco dei Mostri a Bomarzo, provincia di Viterbo.
Sachi è una bimba dall'aspetto buffo e bizzarro, impegnata a giocare a nascondino con Cicerone, il suo gatto.
Cercandolo ovunque, lo trova dentro un orologio a pendolo.


L'orologio diviene un portale verso un mondo-labirinto dove mostri, assurdità, creature soprannaturali si susseguono in un vortice di inquadrature ricercate, cambi di scena, mutazioni improvvise dei personaggi.
Sachi è una specie di Alice nel paese delle meraviglie che corre attraverso tutto questo inseguendo le lusinghe di un clown, accompagnata dal fedele Cicerone.
Una scena mi ha ricordato molto le dinamiche dei film muti, quando il clown, riuscito finalmente nell'intento di condurre Sachi al suo circo la invita ad entrare, e quanto dice non è udibile a parole, ma compare in un pannello di testo.
Sachi entra nel circo, una luce la investe, e lo spettacolo inizia.
A questo punto, prende il via il secondo corto, ovvero The Running Man.
Il tema dominante, sono le corse automobilistiche.
Non si tratta però di normali competizioni, poiché tutto si svolge in un futuro dai toni cupi alla “Blade Runner”, dove i piloti gareggiano all'interno di potentissime auto a reattori.
La corsa è denominata “Death Race” poiché molti muoiono durante la competizione.
Zack Hugh è il campione indiscusso della Death Race da ben 10 anni.
Un reporter viene mandato ad intervistarlo, scoprendo come Zack sia in possesso di straordinari poteri telecinetici, dei quali si serve per fare fuori gli avversari.
Il suo corpo provato da anni di corse intensive, sta raggiungendo il limite.
Durante una corsa Zack come sempre vince, ma successivamente a ciò i suoi segnali vitali cessano.
“Life function terminated” recita lo schermo presente nei box, dove il team del pilota in preda all'incredulità, ne constata la morte.
Eppure, l'auto di Zack seguita a correre.
L'uomo, viene doppiato da un pilota fantasma.
Zack, non accettando l'affronto spinge la sua auto al massimo distruggendola e distruggendosi, in un crescendo di esplosioni, vetri che si infrangono, fiamme, e danni fisici.
Ormai ridotto ad una maschera di sangue e preda di un delirio folle, riesce finalmente a sorpassare il fantasma.


Il suo volto sfigurato, deformato, precede di poco l'esplosione dell'auto, che si muta in una mortale palla di fuoco.
Non è chiaro se il pilota sia morto, e se quanto accaduto dopo il segnale “Life function terminated” sia reale, oppure no. 
Forse si tratta di una gara tra entità spettrali, o magari il corpo dell'uomo ha ceduto liberando il potere telecinetico, sino a creare delirio ed autodistruzione.
In ogni caso amo la colorazione di questo episodio, e  la sua impronta horror-splatter tipicamente fine anni '80, inizio anni '90
Dopo una transizione con schermo nero, il terzo corto inizia distinguendosi dagli altri due per i colori chiari, caldi, lo stile morbido, e la storia in apparenza leggera e grottesca.
A seguito di una rivoluzione in un fittizio stato del Sudamerica, il nuovo governo decide di sospendere le opere di costruzione di un'immane struttura denominata 444
Un giovane impiegato (Tsutomu Sugioka) viene mandato sul posto, per assicurarsi che gli ordini vengano eseguiti presto, bene, e limitando al massimo le perdite di denaro e materiali.
Ad accogliere il ragazzo vi è un robot alquanto malmesso, identificato dal numero 444 – 1


La storia è semplice, e quasi comica per buona parte del corto.
Tsutomu proverà disperatamente a convincere 444 -1 a far cessare i lavori, ma questi fedele alla consegna e a routine fisse si rifiuterà categoricamente di obbedire, giungendo persino a tentare di uccidere l'uomo.
Nel frattempo, il cantiere diviene sempre più instabile. Ogni giorno decine di robot collassano a causa del troppo lavoro, la costruzione sembra andare indietro anziché avanti, in un marasma di incidenti, malfunzionamenti, e problemi di ogni tipo.
Alla fine Tsutomu, esasperato da quella situazione e dalla cocciutaggine insensata di 444 – 1 decide per una soluzione drastica, attaccando il robot.
Tenta di abbatterlo, con la speranza che questo basti a bloccare tutto.
Purtroppo non va secondo i piani dell'uomo, il quale si vede costretto a seguire il cavo di alimentazione di 444 -1, sino al cuore energetico dell'intera struttura.
Mentre si allontana, giunge un messaggio da parte dei suoi superiori: c'è stato un nuovo cambio al potere, il progetto deve essere ripreso.
Tsutomu non lo sente, è troppo impegnato a lottare contro il cuore vivo del cantiere.
A questo punto lo spettatore torna nel circo, ritrovando Sachi e Cicerone.
Lo spettacolo è finito. Sachi e il gatto partecipano ad una parata grottesca, che si conclude in un tripudio di fuochi artificiali.
L'ultima cosa che vediamo sono Sachi e Cicerone, seduti dinnanzi ad uno schermo televisivo: stanno guardando loro stessi.
Neo Tokyo è un film bizzarro, onirico, sorprendente.
Il livello qualitativo appare molto alto, le storie sono curate e graficamente interessanti.
Molto viene lasciato all'immaginazione, nulla sembra essere mai del tutto chiaro, ed in generale regna quell'atmosfera oscura, inquietante ed un po' malata, tipica delle produzioni di quegli anni.
Consigliatissimo, specie in una notte silenziosa e piovosa come quella in cui sto scrivendo.

venerdì 15 luglio 2016

The Cameraman's Revenge

Quest'oggi, dopo aver sperimentato l'ebrezza di fare l'imbecille in giro andando a caccia di Pokemon (sì, pure io ho installato Pokemon GO, e per una alla quale è mai fregato nulla di questi animaletti, direi che è notevole) ho dato un'occhiata alla lista dei film muti salvati su YouTube, decidendo di visionarne uno a caso.
La scelta, è caduta su di una pellicola alquanto bizzarra.
The Cameraman's Revenge è un film del 1912 realizzato da Ladislas Starevich, regista del quale ho già parlato in passato.
Ladislas Starevich deve la sua fama al fatto di essere stato l'autore del primo film  nella storia del cinema, con protagonisti dei pupazzi animati.


Tutta la sua carriera come regista, è stata dedicata alla realizzazione di film animati, utilizzando la tecnica denominata “stop motion”
Come si può intuire, anche The Cameraman's Revenge è stato “costruito” con questa tecnica.
In un epoca come quella dei primi anni del '900, l'abilita' di  Starevich, la sua indiscutibile passione e costanza, risplendono in maniera speciale.
Nei tredici minuti e rotti, assistiamo ad una storia di infedeltà e vendetta tra... insetti.
Avete capito bene, gli attori in scena sono scarabei, libellule, cavallette e via discorrendo.
Starevich avrebbe voluto impiegare insetti vivi per il suo progetto, ma sciaguratamente per lui (e per le povere creature) il calore dei fari di scena era a loro insostenibile.
Fu così obbligato ad utilizzare esemplari morti (e menomale direi), elaborati in maniera tale da renderli adatti ai suoi scopi.
Devo dire che assistere ad una sordida storia di tradimenti messa in scena da insetti, si è rivelata un'esperienza davvero unica.
Quello che lascia sorpresi, non è tanto il tema “adulto” e trito del corto, ma il modo di muoversi degli "attori" protagonisti.
Pur presentando un fluidità non ottimale (stiamo parlando del 1912, ricordiamolo) gli insetti agiscono davanti alla macchina da presa, sfoggiando movimenti tutt'altro che semplici.
E qua, inevitabilmente, ho provato un'ammirazione potente per questo regista, dalla pazienza certosina.
La trama è semplice, e spiega il perché di un titolo come  “The Cameraman's Revenge”.
Mister Grasshopper (cioè cavalletta, nel caso qualcuno non lo sapesse) è un cameraman. Decide di vendicarsi di Mister Beetle (scarabeo) filmandolo di nascosto, mentre si intrattiene con un'avvenente Dragonfly (libellula)
La sua vendetta, scaturita da una banale lite al nightclub dove la libellula si esibisce come soubrette giungerà al suo culmine, quando Mister Beetle andrà al cinema in compagnia della moglie, vedendo proiettato sullo schermo un film molto particolare: il suo incontro proibito con la soubrettina.
L'addetto alle proiezioni difatti, è nientemeno che Mister Grasshopper.
Al di là della trama, che come potete vedere è nulla più di un drammone popolare da giornaletto scandalistico, il corto ha un fascino che oscilla tra macabro e stupefatto, nell'ammirare questi insetti (morti) compiere azioni comuni agli esseri umani come guidare un auto, baciarsi, dipingere o altro.
È davvero stranissimo, ed a tratti disturbante.
Ammiro inoltre il coraggio del regista, per aver scelto di utilizzare queste creature come protagoniste; non si tratta certamente di soggetti graditi a tutti, specie se parliamo di scarabei o cavallette.
Una visione interessante, strana, un po' creepy forse, ma degna di attenzione.
Potete trovare  The Cameraman's Revenge per intero su YouTube.

lunedì 11 luglio 2016

Destiny/Der Müde Tod

Destiny/Der Müde Tod è un film muto del 1921 diretto da Fritz Lang, il leggendario regista Tedesco autore di “Metropolis”, assoluto ed indiscusso capolavoro del cinema muto. (che prima o poi guarderò)
Come spesso mi accade, e so di suonare molto ripetitiva, sono arrivata a questa pellicola tramite vie traverse ed insolite.
La molla, è scattata grazie al brano “Pleiady” dei Schonwald, un gruppo Italiano di darkwave, post-punk e generi affini, scoperto qualche giorno fa.
Il video che accompagna la canzone, è realizzato montando spezzoni tratti dal film di cui vi sto parlando.
Le scene utilizzate sono quelle più suggestive, oscure e magiche, presenti in “Der müde Tod”
Affascinata da brano, video, e dalla presenza di Lil Dagover nei panni della protagonista, ho subito fatto una ricerca nel web, per tentare di trovarlo.

Lil Dagover 

Lil Dagover è un'attrice a me familiare, in quanto protagonista del leggendario “The Cabinet of Dr. Caligari” film che da sempre suscita risatine e battute sarcastiche, per via di questa scena entrata di diritto nell'immaginario comico collettivo.
Ero dunque assai curiosa di vederla in panni differenti, e posso dire di averla apprezzata moltissimo.
Libera dagli eccessi della recitazione espressionista, ha portato in scena una figura femminile splendida dall'emotività appena enfatizzata, capace di rendere ogni sfumatura della storia con grande bravura.
La pellicola è disponibile per intero su YouTube, e in un formato qualitativo eccellente.
Ho apprezzato anche la colonna sonora perfettamente calzante in ogni situazione, non monotona e curata. 
La storia, è una fiaba dark che ne contiene altre di vario genere, il cui tema di base mi ha ricordato moltissimo diversi racconti appartenenti all'universo delle fiabe, (per l'appunto) e leggende popolari.
Tutto si basa su di una donna alla quale la morte ha portato via il fidanzato, nel bel mezzo di quello che ha tutta l'aria di essere un viaggio di nozze.
Spinta dalla convinzione che l'amore può essere forte quanto la morte stessa si reca da quest'ultima, chiedendo di riavere indietro l'anima adorata.
Il triste mietitore, conquistato dalla caparbietà di colei che gli sta dinnanzi, le propone una sfida.
Se risulterà vincitrice, potrà avere indietro il fidanzato.
L'intera scena, si svolge all'interno della dimora dove abita la morte, e dove vengono conservate migliaia di candele rappresentanti ciascuna, la fiamma che mantiene in vita le persone.
Questo è uno dei temi che ho trovato in svariate leggende popolari, e si tratta di un'immagine incredibilmente efficace, romantica e suggestiva, che amo moltissimo.


Proprio delle anime legate a tre grosse candele, dovrà occuparsi la donna. 
Catapultata in tre scenari differenti, i quali costituiscono di fatto tre storie a sé inserite all'interno di quella principale dovrà superare prove e sofferenze, sperando di spuntarla.
I protagonisti del plot di base, ovvero il triste mietitore, i due fidanzati e altri personaggi secondari si trasformano negli attori che animano le storie, durante le quali la donna dovrà cercare di impedire la dipartita del proprio fidanzato.
Questo il tema ricorrente, fisso, che lega ogni ambientazione.
Partendo dall'Arabia durante il sacro periodo del Ramadan si passa poi alla Venezia medievale, sino a terminare la corsa in un Giappone un po' grottesco e caricaturale.
Queste tre parti sono molto curate per quanto riguarda ambientazioni, scenografie e costumi con piccole perle come la presenza di dervisci danzanti nel primo spezzone, ma non mi hanno particolarmente entusiasmata, forse perché da questo film io mi aspettavo atmosfere sospese ed oscure per tutta la durata della pellicola, e non solamente all'inizio e fine.
Sono in ogni caso godibili, ricche di dettagli e dallo stile sempre differente, rendendo la visione mai noiosa e stimolante. (io mi sono annoiata, ma per il motivo descritto poco fa)
Nel primo spezzone troviamo dramma, crudeltà, mistero, e la contrapposizione sempre attuale di un amore contrastato, a causa di motivi religiosi (lei, figlia del califfo, lui, cristiano)
Nel secondo spezzone, quello veneziano, le atmosfere diventano ancora più drammatiche ed oscure, mentre gli scenari rarefatti, meno importanti, per dare maggior risalto al rapporto tra i vari protagonisti.
Il terzo spezzone, quello giapponese, è leggero, comico, ricco di piccole gag e momenti grotteschi.
Troviamo una buona presenza di effetti speciali a volte piuttosto buffi, ma in ogni caso interessanti per l'epoca.
Il finale ci riporta alla realtà, e alle atmosfere gotiche ed oscure già viste in partenza.
La donna, dopo aver fallito nella sua missione, perché la morte non può essere vinta da nessun essere umano e neppure dall'amore, ottiene un'ultima possibilità per salvare il proprio fidanzato: deve trovare un'anima da cedere al triste mietitore, in cambio di quella desiderata.
Questo tema mi è molto caro in quanto presente in moltissime storie lette in passato, (così come del resto le prove, o viaggi compiuti da amanti disperati in cerca del perduto amore) e spunto di base per un racconto che sto scrivendo, e chissà quando vedrà la luce.
In un susseguirsi di scene fortemente drammatiche anche per come sono state realizzate (vi dico solo una cosa, c'è un grande incendio e sembra dannatamente reale. Considerando che all'epoca non possedevano grossi effetti speciali, temo lo fosse) assistiamo al disperato tentativo della donna di indurre qualcuno a cederle la propria vita, al rifiuto di questi ultimi, e ad un momento di grande profondità e commozione che non vi spoilero, per non guastarvi la sorpresa.
Ciò che accade, è facile da intuire: l'infelice sposina si immolerà offrendo la propria vita alla morte, e i due fidanzati verranno riuniti per sempre nell'aldilà.
Un lieto fine dolce amaro per un film dalle suggestioni potenti e un messaggio morale forte, sempre attuale.
Ho amato moltissimo l'attore che impersona la morte: l'ho trovato splendido di una bellezza non consueta e classica, ma per via del magnetismo austero da lui emanato.

Bernhard Goetzke

È una morte malinconica, rassegnata, che non gioisce di ciò che è chiamato a fare, per obbedire ai voleri del Creatore.
Se la sua figura vi sembrerà familiare ricordandovi un' altra celebre raffigurazione della morte, ovvero quella de “Il settimo sigillo” (altro film da vedere) è perché Ingmar Bergman pare si sia ispirato proprio a “Der müde Tod”, per creare il “suo” triste mietitore.
Alcune scene sono bellissime ma non ve le racconto, un po' perché le potete ammirare nel video postato sopra, un po' perché ammesso vi venga voglia di guardare il film, non intendo privarvi delle emozioni che io ho provato. (sperando possano essere anche vostre)


lunedì 27 giugno 2016

Theda Bara

Theda Bara, viene considerata una delle più grandi attrici del cinema muto, nonché la prima, originale ed inimitabile “vamp”
I suoi personaggi femminili seduttori, pericolosi, moralmente discutibili, sono entrati di diritto nella storia.
Agli occhi dei contemporanei, un'attrice come Theda Bara potrebbe essere facilmente e superficialmente catalogata come “poco attraente”, o addirittura “brutta”.


Nelle foto che la ritraggono possiamo notare come l'idea di bellezza nel passato, fosse molto più legata al fascino, piuttosto che alla perfezione estetica.
Theda Bara aveva un naso poco grazioso, era piccoletta, vagamente strabica e non particolarmente slanciata.
Un fisico come il suo al giorno d'oggi, verrebbe bollato come non armonioso e tonico.
Ho sempre trovato quest'attrice leggendaria, i cui film sono andati quasi totalmente perduti a causa di un incendio avvenuto nel 1937 all'interno di un magazzino di proprietà della Fox Film corporation, che mandò in fumo piu di 40000 rulli di pellicola, un soggetto interessante, curioso, in grado di catalizzare l' attenzione.
Solo quattro film e pochi spezzoni sono sopravvissuti, regalandoci la possibilità di capire come mai, venisse idolatrata dal pubblico.
Incuriosita ed affascinata dalle foto che ritraggono questa leggendaria attrice, foto ricche di suggestioni dark, dominate dallo sguardo serio, bistrato di nero della diva, e dalla sua piccola bocca stretta in un bocciolo scuro ed imbronciato, ho deciso di guardare uno dei film superstiti che la vedono protagonista.
Quando “A fool there was” film del 1915 è terminato, ho finalmente capito l'essenza di Theda Bara, del suo essere una figura tanto amata e mitica.



A fool there was è un film dalla trama semplicissima, che racconta di un ricco uomo d'affari felicemente sposato e padre di una deliziosa bimba dai boccoli biondi, che viene sedotto e portato alla rovina dalla “vamp”, impersonata per l'appunto da Theda Bara.


(Mi sono innamorata di questo vestito...)

La donna, usando le proprie grazie, e lasciando sottintendere di essere molto abile nell' arte di stregare un uomo dentro e fuori dalle lenzuola passa di maschio in maschio corrompendoli tutti, sino a renderli schiavi, ed incapaci di staccarsi o avere una volontà propria.
Assistiamo dunque alla lenta ed inesorabile discesa agli inferi della vittima, che nel corso del film sprofonda sempre di più nell'abisso della degradazione e del peccato consumandosi letteralmente, sino a mutarsi in un vecchio canuto privo di forze, determinazione e denaro.
All'interno di questa trama alquanto piatta, Theda Bara risplende grazie ad un'interpretazione magica.
La sua presenza scenica è monumentale, impossibile non restare colpiti.
Ogni gesto, sguardo, espressione, sprigiona puro fascino.
Dopo un secolo ancora risplende, catturando l'immaginario dello spettatore in un vortice dark, ammaliante, incredibilmente attraente.


(Una delle più celebri immagini dell'attrice)

Una figura senza tempo insomma, sopravvissuta alla distruzione e all'oblio grazie ad un carisma speciale, assai più forte di incendi, decenni, modelli estetici.









giovedì 9 giugno 2016

Violence Jack - Harem Bomber

"When passing, Jack does not remain for too long, as he follows the chain of desolation, the odour of blood. Jack; When witnessed to the massacres and bloodshed, his violent blood awakens, attracted by the splendour of his jack-knife hidden close to his chest. Despite this, survivors say that in those burning eyes, shines the light of knowledge."

Come ho avuto modo di dire diversi mesi fa (non ricordo quanti, ma erano parecchi) apprezzo ed ascolto diversi artisti, di quel filone musicale denominato sbrigativamente New Retro Wave, ma che può essere anche catalogato sotto l'etichetta di Synthwave.
Grazie a questi artisti, e specialmente ai video associati ai loro brani, video generalmente di tipo fan made, sono venuta a conoscenza di alcuni film di animazione Giapponese, prodotti tra la fine degli anni '80 e gli anni '90.
Personalmente, apprezzo molto quel determinato periodo, perché quanto venne prodotto in quegli anni presenta un tipo di disegno e tematiche assai più crude, violente e realistiche per certi versi, rispetto quanto visto negli anni precedenti.
Il campo dell'animazione Giapponese fine '80 ed inizio '90 mi affascina, e quando scovo un titolo potenzialmente interessante, mi adopero per cercarlo nel web.
Qualche giorno fa, grazie a questo video ( Dan Terminus / Restless Destroyer- True violence) sono venuta a conoscenza di tre OAV con protagonista Violence Jack, il celeberrimo personaggio ideato da Go Nagai nel 1973
Violence Jack, che in ordine di tempo e' successivo ad un altro titolo cult come Devilman, e' un manga che ho in parte letto tempo fa, sfruttando una piattaforma di scan gratuite. Purtroppo l'opera si e' rivelata menomata di varie parti, rendendomi impossibile terminare di leggerla.
In ogni caso, il background nel quale e' nato e si muove Violence Jack non mi era nuovo, e, come ovvio, neppure la sua figura.
Vorrei precisare che non e' necessario aver letto il fumetto per riuscire a seguire la trilogia di film, ma di sicuro conoscere alcuni dettagli della storia, può essere di aiuto.
Ieri notte, mentre moroso guardava Gomorra, ho aperto YouTube, affrontando il primo titolo della serie: Violence Jack- Harem bomber.
Prodotto nel 1986, descrive solo una minima parte dell'arco narrativo che compone la storia di Jack.
Il film, al di la di uno stile grafico che amo (non eccelso in quest'opera, ma ok), delle musiche così deliziosamente synthwave, e dei temi trattati ricchi di splatter, violenza e sesso, non entusiasma per il contenuto della trama, o la costruzione della stessa.
Dopo una breve introduzione piuttosto lirica, sul perché la regione del Kanto in Giappone si sia tramutata in uno scenario post atomico popolato da individui poco raccomandabili, la storia sposta la propria attenzione su due ragazze.
Mari, quella carina e puccettina giunta in città in cerca del fidanzato Ken, ed un'altra dalla capigliatura in stile Mirko dei BeeHive e il rossetto verde, fuggono da una specie di mistress frusta-munita che ama indulgere in torture, sesso saffico, e corruzione di anime innocenti.
Costei, e' stata incaricata dall'indiscusso regnante del posto, lo Slum King, che appare al pubblico come un soggetto tirato fuori di peso da Mad Max, di “reclutare” giovani fanciulle preferibilmente vergini, per poi smerciarle come schiavette da letto.
Mentre Jack sbudella gente a casaccio, loro vengono ricatturate e sottoposte ad un trattamento esclusivo da parte della mistress, che si occupa personalmente di “educarle” tramite un'allegra sessione di sesso lesbo.
Quando tuttavia Mari la fanciulla puccia, viene gettata nuda sul letto per una sana dose di “rieducazione”, viene vista da un baldo giovanotto, che sta pattugliando i dintorni in elicottero.
Questi, e' il capo delle guardie personali dell'Harlem (o Harem) Bomber, personaggio che da quel che ho capito gestisce vari traffici per conto dello Slum King, ed e' discretamente voglioso di far fuori Violence Jack.
Si scopre cosi' che (sorpresona)  il capo delle guardie e' Ken, il fidanzato perduto lungamente cercato dalla dolce Mari.
Harem Bomber ordina a Ken di eliminare Violence Jack in cambio della salvezza di Mari, e lui e' costretto ad accettare.
Alla fine tuttavia, non vi sarà uno scontro vero e proprio tra lui e Jack, ma tra quest'ultimo e Harem Bomber.
Dopo fontane di sangue e tamarraggini varie, Harem Bomber riuscirà a tranciare un braccio a Jack, facendolo precipitare da una considerevole altezza.
Mari, scassando gli zebedei al fidanzato lo obbligherà ad aiutare Jack, il quale per riconoscenza usa l'elicottero sul quale i due stavano tentando la fuga come arma, spiaccicando Harem Bomber ed uccidendo Ken.
Mari si salva per puro culo, e mentre Jack, usando l'immenso potere di una tempesta e del fulmine si auto-rigenera tornando più bello (si fa per dire) di prima, la ragazza si risveglia a cose ormai terminate, ritrovandosi sola ed abbandonata.
Un'aquila d'oro le appare, volando nel cielo.
E' l'anima del suo amato Ken.
Fine.
Visionerò anche gli altri due film, perché amo questo genere splatter e tamarro alla Ken il Guerriero, pieno di femmine dagli occhi dolenti ma non moe, omaccioni nerboruti, sangue, budella e scenari angoscianti.
I tre OAV sono disponibili alla visione free su YouTube.






lunedì 23 maggio 2016

Napoli pt.2 - Le Anime Pezzentelle

Secondo post su Napoli.
Durante la nostra settimana, abbiamo visto un'infinita di cose, tanto che, probabilmente, questo post sarà solo il primo di una serie a tema.
Una cosa che ci ha colpiti rispetto l'anno scorso, è stato notare come vi fossero molte più strutture aperte ed attive, e come la città in generale, apparisse maggiormente valorizzata.
È stato davvero bello ed impegnativo dover scegliere cosa vedere e cosa lasciare per il prossimo anno, segno che Napoli sta finalmente rimettendo disponibili ai turisti, buona parte dei propri tesori nascosti.
Ma iniziamo con questo giro molto random.

Uno dei luoghi che più mi sono rimasti nel cuore, è il Complesso Museale Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco.
La chiesa, venne edificata da varie famiglie nobili, per poter dare degna sepoltura alle persone costrette in povertà, che dunque non avrebbero mai potuto racimolare il denaro necessario, a questo scopo.
La chiesa, è già di per sé un' interessante visita, ma è quanto giace SOTTO di essa, a costituire la parte più suggestiva ed unica, dell'intero complesso.
Nei sotterranei difatti, si trovano i luoghi ove avveniva la preparazione e successivamente sepoltura, delle persone indigenti.
Una chiesa gemella, costruita in linea d'aria con quella soprastante, dedicata unicamente alla conservazione delle “anime pezzentelle”.
L'area è stata bonificata, le ossa ed i teschi lasciati alla “devozione” e cura popolare rinchiusi all'interno delle loro nicchie, ad eccezione di alcune, tutt'ora visibili.
Forse alcuni di voi non sanno, che a Napoli il culto dei morti, è estremamente vitale.
I napoletani hanno nei riguardi dei morti, e sopratutto delle loro anime, una sorta di rapporto d'amicizia, basato sul dare e avere.
In pratica, esattamente come avveniva (e credo avvenga ancora) al Cimitero delle Fontanelle, ossa e teschi vengono lasciati esposti, e a disposizione dei fedeli che visitano il cimitero.
Costruire piccole casette per un teschio in particolare, pulirlo, omaggiarlo con doni e preghiere, è un modo molto singolare, di invocare l'aiuto dell'anima legata al teschio.
Partendo dal presupposto che ci si trova dinnanzi ad anime ferme in purgatorio, e dunque bisognose di preghiere, il Napoletano scaltramente ha pensato, di offrire all'anima assistenza e refrigerio dal fuoco purificatore, con preghiere, gesti di affetto e doni, in cambio di grazie.
Se il teschio si dimostra ben disposto, gli verrà costruita una teca più bella, portati doni migliori e rivolte preghiere più frequenti.
Se invece delude le aspettative del fedele, il teschio/anima verrà “punito” con metodi assai rudimentali ma efficaci, come il murare la sua teca.
L'area, come detto sopra, è stata bonificata e le casette murate non solo per questioni di igiene, ma soprattutto per contrastare le visite alle anime pezzentelle, che stavano diventando troppo vivaci, assumendo i contorni di un vero e proprio culto.
Non essendo resti di Santi, la cosa non è risultata gradita alla Chiesa, la quale ha ben pensato di privare i Napoletani, di questa semplice ed onesta usanza.
Tuttavia, basta inoltrarsi dietro la chiesa sotterranea, per trovare tutto così come era in origine.
Nascosta agli occhi di chi non sa, le nicchie contenenti ossa e teschi si susseguono una dopo l'altra, in un tripudio di oggetti sacri, monetine, foto di cari e altro, sepolti sotto lo strato polveroso di secoli.


Fonte immagine: Rocaille (cliccate il link per altre info, ed interessanti immagini)

Non è più permesso scendere a salutare le anime, ma una di esse gode ancora di viste occasionali.
Si tratta del teschio di Lucia.
Adagiato su cuscini, all'interno di una nicchia solo a lei dedicata, il teschio di Lucia, col suo velo da sposa e il diadema prezioso, rappresentava e rappresenta tutt'ora, anche se in maniera minore, il punto di raccolta privilegiato delle donne di Napoli, in cerca di una grazia speciale.


Fonte immagine: Vesuvio Live

Ci si rivolgeva a lei per ottenere gravidanze o matrimoni felici, ma anche per tutte le altre problematiche, che possano manifestarsi nella vita di una persona.
Ma chi era Lucia?
Molte le leggende sul suo conto, che potete leggere seguendo questo link.
Ciò che accomuna tutte le storie narrate da secoli, è la morte violenta della giovane, poco prima o poco dopo il matrimonio.
Per questo, Lucia è stata “adottata” dalle donne di Napoli come un simbolo, un'anima particolarmente attenta ai dolori dell'universo femminile, dolori che anche la giovane ed infelice sposa, ha patito.
Si identificano le napoletane con Lucia, e forse lo stesso teschio, l'anima che esso rappresenta, si identifica nel dolore di queste donne, dandole la capacità di intercedere con migliore efficacia, all'esaudimento di grazie e favori vari.
Le napoletane andavano da Lucia donandole i propri veli da sposa, ricoprendo l'area circostante la sua nicchia di messaggi colmi di amore, speranza e dolore.
Potrei parlare ancora a lungo di Lucia e delle anime pezzentelle, ma non riuscirei mai a trasmettervi le sensazioni che ho provato visitando la chiesa, e il cimitero sottostante.
Se passate a Napoli, fate un giro. Il complesso si trova in zona centrale, ed è facilmente identificabile dalla balaustra in metallo, sulla quale spiccano dei teschi in ottone, consumati dalle mani di coloro che passano.
Suppongo si ritenga un gesto di buon augurio. Io, personalmente, ho carezzato quei teschi con molto affetto.

Complesso Museale Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco.
Via dei Tribunali, 39


venerdì 6 maggio 2016

Napoli Pt.1 - Cibo

La scorsa settimana, sono stata a Napoli, in occasione del Comicon.
Al mio ritorno, ho pensato di scrivere alcuni post, dove in maniera del tutto libera e stringata segnalo i luoghi dove sono stata, e che mi sono rimasti nel cuore.
So che tutto cio' si discosta dai contenuti sin ora proposti in questo blog, e so anche che avrei tipo mezzo chilo di roba da "recensire", ma beh... lasciatemi divertire XD
Spero che questi post possano essere utili a qualcuno, e in ogni caso, sempre di cose che amo o mi piacciono si tratta!
Buona lettura!

Dunque... primo post su Napoli. Parliamo di CIBO.
Napoli offre una vastissima gamma di cibi di strada, tutti ottimi, e in genere ben preparati.
Annusate l'aria: se l'odore e' buono, molto probabilmente lo sarà' anche il cibo.
Ecco un elenco di posti dove sono stata, e che consiglio.
Sono quasi tutti in zona centro/spaccanapoli, datosi che eravamo alloggiati in un B&B da quelle parti.

Mangi&Bevi – Via Sedile di Porto 92 (zona università)
La scoperta piu' clamorosa di questo giro a Napoli.
Trattoria alla superbuona (gente che urla, modi spicci ma mai sgarbati, ci si siede dove c'è' posto, gomito a gomito con perfetti sconosciuti) Con un menu' giornaliero che cambia in base alle disponibilità, materie prime ottime, fresche, cucinate bene.
C'è da fare la fila ed eventualmente sgomitare, ma verrete ampiamente ripagati.
Porzioni abbondanti a prezzi ridicoli, tipo sui 15 euro per due persone, con primo, secondo, coperto ed acqua/vino.

Pasticceria Capparelli - Via dei Tribunali, 325/327
Le zeppole piu mastodontiche e buone dell'universo.
Sfogliatelle finissime, zeppe di ripieno, che si fondono in bocca.
La pasticceria e' in un posto, ma per pagare potete andare al caffè collegato (per un cappuccino o -appunto- un caffè), che si trova poco piu in la' (per questo l'indirizzo ha un numero tanto strano XD)
Seguite il pulcinella sdraiato sul baba' e il profumo delizioso, e troverete di che gioire.

Pizzeria Attanasio - Via dei Tribunali, 379
Pizzeria tradizionale, ottima pizza, probabilmente una delle migliori che possiate gustare in zona.
La pizza era gigante ma leggera, tanto che non ho faticato a terminarla.
Se la pizza dopo un po' ti “ingolfa” significa che non e' fatta bene. O almeno questo e' quanto ho capito, ascoltando il mio stomaco :P

Sindaco Squisitezze Napoletane - Via Benedetto Croce, 46
Ammetto che l'anno scorso era migliore, ma resta in ogni caso un luogo da gustare sia in fatto di dolci e specialità tipiche, sia dal punto di vista estetico.
Quella vetrina e' uno spettacolo divino *^*
Ho notato un certo “infighettimento” con nuovi dolci piu' elaborati per assecondare i gusti dei turisti, ma e' in ogni caso una tappa piacevolissima ed economica dove sostare.
Ottime le graffe, e personalmente ho molto apprezzato la delizia al limone.
Niente zeppole quest'anno, cosa che ho disapprovato tantissimo.

Pizzeria Di Matteo - Via dei Tribunali, 94
Considerata tra le migliori pizzerie di Napoli, andateci per gustare la pizza a portafoglio, le pizze fritte, e la celeberrima frittatina di pasta.
Siate pazienti o imbucatevi in orari “non di punta”, perché la fila che troverete, sarà sempre piuttosto nutrita.
In ogni caso, vale la pena attendere!

Salumeria Rafele O' Lattaro - Via Dei Tribunali N. 40
Non e' un ristorante, ma se vi va di acchiappare una mozzarella di bufala buonerrima e mangiarla al volo, o come abbiamo fatto noi, in camera, dopo averla messa a riscaldare  in acqua tiepida, questo e il posto che fa per voi.
Salumi e formaggi di qualità superba, con i quali deliziare il vostro triste palato.
E salame napoletano *^*

Per il caffe’...
Caffe’ Mexico - Piazza Dante, 86
Dove la fila e’ eterna, il caffe’ perfetto, e il personale, tra una tazzina e l’altra, ha pure il tempo di fare argute conversazioni :P

Centrale del Caffe’ - Via Benedetto Croce, 16
Assai piu’ elegante come posto, ma il caffe’ e’ eccellente!

Voglia di Limoncello?
Andate da Limone' - Piazza San Gaetano, 72
Limoncello, specialita' a base di limone biologico di sorrento.
Prezzi ottimi, e qualita' garantita :D

Inoltre, se la trovate, bevetevi una bottiglietta di Acqua di Telese.
La vendono gli “acquafrescai” piccoli chioschi specializzati in bibite e granite (buonissime)
L’acqua di Telese sa di zolfo, ed ha un "attraente" odorino di acqua morta, tipo quella dei fossi, ma se ce la fate a vincere il momentaneo disappunto, avrete una piacevole sorpresa. E poi e’ curativa!


lunedì 21 marzo 2016

Samsara

Manuela Soriani, è una giovane donna che con forza, determinazione ed incrollabile fiducia nelle proprie possibilità e nel prossimo, viaggia spedita nell'universo delle produzioni indipendenti, di fumetti e webcomic.
Ciò che credo salti all'occhio sin da subito, sin dal primo momento in cui entri in contatto con lei, anche se si tratta di una toccata e fuga, o di sporadici contatti telematici, è la sua carica di positività, la gentilezza, l'essere mentalmente aperta e disponibile: curiosa.
Seguo la sua produzione da diverso tempo, ma solo di recente mi sono decisa a vincere la mia pigrizia, affrontando dopo mesi di letture distratte ed occasionali, una delle opere nelle quali è coinvolta.
Samsara è una storia a vari livelli, che tuttavia possiede numerosi sotto livelli, affioranti tra le righe di un racconto basato sull'amore e il destino.


Lasse e Mason uniti per la vita, uniti tra vite, universi ed epoche, si trovano e perdono in continuazione, in un misterioso gioco di eventi che tuttavia non può demolire un legame, in grado di resistere a qualsiasi cosa.
La forza che tiene coesi i due giovani, è l'amore.


Lasse e Mason percorrono il cammino dell'esistenza restando costantemente legati l'uno all'altro da un invisibile filo, paragonabile al poetico “filo rosso” presente nelle leggende orientali.
Il filo rosso si allunga, tendendosi allo spasimo e può percorrere distanze infinite, ma mai si spezzerà, tenendo uniti per sempre due individui destinati ad essere una coppia, finché il caso, la vita, non li farà incontrare.
Il filo rosso che lega Lasse e Mason si estende all'infinito, andando ben al di là dei chilometri, oltrepassando universi, dimensioni, il tempo stesso.
In contrapposizione all'amore, vero protagonista di questa storia, sta la sua nemesi, ovvero la morte.
Inseguendo i due amanti piazzerà nuovi ostacoli, metterà i bastoni tra le ruote a queste due vite tormentate ma indomite, il cui amore appare tanto radicato e potente, da poter competere persino con una forza, in teoria impossibile da sconfiggere.


Tendendosi l'uno verso l'altro in maniera consapevole o inconsapevole, i due resteranno comunque una cosa sola, finché il mondo girerà, e stelle vi saranno in cielo.
Quest'opera viene realizzata a più mani dal collettivo AWE, che potete trovare su varie piattaforme web, tra le quali Patreon.
Essendo una storia d'amore vera non mancano scene esplicite, facendo di Samsara un'opera destinata ad un pubblico adulto.
Collaboratori occasionali si aggiungono al collettivo, lasciando la loro impronta, il loro contributo, rendendo Samsara una creazione che non solo parla d'amore, ma è anche fatta d'amore.
L'armonia che governa l'intera produzione ha qualcosa di magico, direi unico, e tutto questo traspare nella qualità e cura dell'intero lavoro che vi consiglio di visionare, anche se, come me, non amate le storie sentimentali.
Samsara è un'opera da leggere ed amare, anche solo per l'infinita passione che muove Manuela e gli altri membri del collettivo.
Affrontando ogni difficoltà senza mai perdersi d'animo lavorano indefessamente da anni, sfidando il pubblico con una storia d'amore omosessuale dai risvolti mistici e complessi, laddove in questo campo regna la banalità che riduce ogni cosa a rapporti stereotipati, fan service, e mancanza di un vero spessore.

Potete trovare Samsara ai seguenti link, e contribuire all'opera, tramite Patreon.

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lunedì 14 marzo 2016

Nouveau - Alex Simon (Kite04)

Finalmente, dopo mesi di inattività non dovuti alla mancanza di materiale per nuovi post, bensì alla pigrizia/scarsa organizzazione della sottoscritta, torno ad aggiornare il blog.
Alex Simon è un' artista, che ho conosciuto grazie a quello strumento in parte demoniaco, denominato “Facebook”.
Alex fa parte di un nutrito stuolo di giovani creativi che seguo, tenendoli sotto il mio occhio da persona profana ma curiosa, desiderosa di imparare e di rendersi in qualche modo utile.
Quest'ultima affermazione, l'ho scritta perché corrisponde al vero.
Come creativa, cerco da sempre di sostenere gli altri creativi come me, specie coloro che hanno fatto dell'arte la loro ragione di vita e lavoro.
Quello della creatività e un terreno insidioso, difficile, e chi vi si avventura deve sopportare molte difficoltà, scendere a compromessi, a volte rinunciare a fare quel che ama a causa della mancanza di fondi, tempo per lavorare ai progetti personali, che vengono sostituiti da quelli altrui, realizzati unicamente per guadagnare il denaro necessario a vivere, o seguitare i propri progetti.
Si tratta di un processo spesso frustrante, ma purtroppo necessario.
In parole povere, se mi posso permettere di aiutare un creativo che stimo commissionando o acquistando qualcosa di suo, mi sforzo di farlo, perché comprendo le difficoltà insite nella vita di queste persone, e quanto ogni centesimo possa essere vitale al fine di assicurare al creativo stesso, la possibilità di seguitare a fare ciò che ama, regalando al mondo la propria arte.
Spinta da quest'idea, ho acquistato NOUVEAU, libretto auto-prodotto, contenente una selezione di schizzi e lavori ad acquerello, realizzati nel corso degli anni da Alex Simon, sotto lo pseudonimo di Kite04.


All'interno di NOUVEAU è possibile ammirare la squisita eleganza di opere, che come ben spiega il titolo del libro, sono fortemente ispirate allo stile Liberty, denominato anche Art Nouveau.
Suggestioni dervianti dal periodo, e da artisti come Mucha o Klimt sono chiaramente ravvisabili nelle sue creazioni, mescolandosi agli elementi peculiari di questa giovane artista, dall'immensa bravura.
Alex Simon possiede la capacità di realizzare immagini bellissime, che unendo le già citate suggestioni di inizio '900 ad elementi moderni, danno vita ad un insieme efficace, che incanta gli occhi dello spettatore.




I suoi disegni ed acquerelli sono leggeri, eterei, sognanti, ma anche intrisi di un certo gusto dark che li rende meno stucchevoli e più reali, contemporanei.
Personalmente sono da sempre affascinata da quanto riesce ad ottenere calibrando linee e colori, e questo libro riesce a catturare solo in parte la bellezza della sua produzione, bellezza assai sfuggente e difficile da replicare, per via delle tecniche  usate.




In ogni caso NOUVEAU fornisce all'estimatore di kite04, o a chi non l'abbia mai esplorata sin ora, un ventaglio di opere che ben fotografano la sua bravura, invogliando a saperne di più, sostenere, commissionare.
Non a caso, il passo che ho compiuto dopo aver visionato il libro, è stato quello di auto-regalarmi una sua opera, come dono di compleanno.
Questo acquerello in formato A2 (è enorme!) raffigura Cinque, il mio personaggio più amato.




Vi assicuro che la luce sprigionata dal disegno, luce che Alex ha reso in maniera persino magica grazie agli acquerelli, è tanto bella, da farti percepire il calore di un tramonto primaverile od autunnale, mentre Cinque resta seduto davanti alla sua casetta sghemba, godendosi quel tenue e rinfrancante tepore.
Se siete curiosi di saperne di piu' su di lui, posso dirvi che si tratta di uno dei protagonisti del mio primo libro, tutt'ora disponibile su lulu.com
La qualità è piuttosto grezza e ho in progetto di riscriverlo, ma se vi volete fare un'idea, accomodatevi pure.
Tornando ad Alex Simon, potete visionarne le opere, andando a visitare le sue pagine artista.

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